IL GIOCO DELLA ROSA ™
   
 
 
 
LA ROSA *
  IL LINGUAGGIO *

 

Rosa fresca aulentissima,
ch’appari inver’la state”

(Cielo d’Alcamo, Contrasto)

 

SULLA ROSA

Ispiratrice sovrana di artisti e poeti, fin dall’origine dei tempi la rosa è stata ammirata, adoperata e decantata in ogni angolo del mondo. L’origine del suo nome è incerta e si perde nel tempo: alcuni dicono che derivi dal greco “rhodon”, termine collegato a “rhein” che significa fluire. Altri la collegano alla parola “rota” (ruota), evocata dalla sua struttura concentrica, simbolo del tempo che scorre in un alternarsi perpetuo di vita e di morte, simbolo ripreso anche nei rosoni delle chiese. Infatti il turbine dei petali, rivolti verso il centro come sfere concentriche rotanti, riporta all’immagine dell’Uno o del Cristo, di quel centro intorno al quale si manifesta una rotazione continua nell’eterna ricerca di una uguaglianza e un’identificazione.

Come simbolo dell’amore, sacro e profano, riferimenti espliciti alla rosa ci sono giunti dalle epoche e dalle civiltà più lontane: dagli scavi dei Sumeri alle decorazioni dell’Egitto faraonico, dal Kashmir alla Persia, dove venivano coltivate per estrarne un’essenza profumata per il materasso del sultano, dai miti dell’antica Grecia e di Roma al roveto ardente visto da Mosé e ai canti dei trovadori.

Nella tradizione pitagorica si ricollega al numero 5, base della struttura del fiore, numero simbolico che rappresenta il sacro sposalizio tra cielo e terra, mentre nei miti classici la rosa è per eccellenza il fiore di Venere, che è anche Afrodite, dea della bellezza e dell’amore. Infatti la nascita di Venere fu allietata da una pioggia di rose, come immortalato nel celebre quadro del Botticelli, perché:

 

 

“la rosa è il profumo degli dei
la gioia degli uomini;
orna le grazie dell’amore che sboccia,
è il fiore prediletto di Venere.”

(Anacreonte, ode 51, V sec. a.C.)

 

Esiste un’espressione curiosa, tuttora in uso: “sub-rosa” che significa “in segreto”. Un poeta latino anonimo ne spiega così il significato:

“La rosa è il fiore di Venere. Eros, per nascondere le proprie avventure, dedicò la rosa, il dono di sua madre, al dio del silenzio. Per questo motivo il padrone di casa mette una rosa sulla sua mensa accogliente, in modo che gli invitati sappiano che ciò che viene detto in quella occasione deve considerarsi segreto.”

Una rosa doppia non mancava di decorare i festini e i banchetti dei romani, mentre un piacevole espediente escogitato dai più ricchi, era quello di far cadere dal soffitto una pioggia di petali di rosa. Tuttavia, col passare del tempo, le rose divennero nel mondo romano simbolo di stravaganza e soprattutto di licenziosità.

Nella Bibbia la rosa è menzionata più volte, anche nel Cantico dei Cantici e dal profeta Isaia; nel Medioevo un ramoscello di rose d’oro diventa il simbolo del Cristo. Talvolta non una rosa sola, ma addirittura un roseto, accompagnano l’immagine di Maria, in onore della quale si recita il Rosario.

Nella Divina Commedia la Vergine Rosa regna sulla rosa candida dell’empireo, formata dai beati disposti concentricamente nella spirale dei petali. Una rosa illuminata dal sole di Dio è l’immagine del paradiso e su essa domina, vicinissima al sole, Maria, regina della quale quel regno è “suddito e devoto”.

 

Fonti: “La storia della Rosa” di Allen Paterson – Garzanti Editore e
“Principi e metodi della Psicosintesi Terapeutica” - Casa Editrice Astrolabio

 

 

…un viaggio interiore
tra fiori ed emozioni…