Esiste un’espressione curiosa, tuttora in uso:
“sub-rosa” che significa
“in segreto”. Un poeta latino anonimo ne
spiega così il significato:
“La rosa è il fiore di Venere. Eros, per
nascondere le proprie avventure, dedicò la
rosa, il dono di sua madre, al dio del silenzio.
Per questo motivo il padrone di casa mette una rosa
sulla sua mensa accogliente, in modo che gli invitati
sappiano che ciò che viene detto in quella
occasione deve considerarsi segreto.”
Una rosa doppia non mancava di decorare i festini
e i banchetti dei romani, mentre un piacevole espediente
escogitato dai più ricchi, era quello di
far cadere dal soffitto una pioggia di petali di
rosa. Tuttavia, col passare del tempo, le rose divennero
nel mondo romano simbolo di stravaganza e soprattutto
di licenziosità.
Nella Bibbia la rosa è menzionata più
volte, anche nel Cantico dei Cantici e dal profeta
Isaia; nel Medioevo un ramoscello di rose d’oro
diventa il simbolo del Cristo. Talvolta non una
rosa sola, ma addirittura un roseto, accompagnano
l’immagine di Maria, in onore della quale si recita
il Rosario.
Nella Divina Commedia la Vergine Rosa regna sulla
rosa candida dell’empireo, formata dai beati disposti
concentricamente nella spirale dei petali. Una rosa
illuminata dal sole di Dio è l’immagine del
paradiso e su essa domina, vicinissima al sole,
Maria, regina della quale quel regno è “suddito
e devoto”.
Fonti: “La storia della Rosa”
di Allen Paterson – Garzanti Editore e
“Principi e metodi della Psicosintesi Terapeutica”
- Casa Editrice Astrolabio